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January 27 Giuseppe Rossi.10 reti in 16 partite nella Liga per lui, fino ad ora.
E ancora mi chiedo perché hanno lasciato andasse al Villareal...
Perché nessuno è andato con decisione a Manchester per portarselo a casa.
Probabilmente questione di soldi.
Resta un peccato.
Comunque... questo è uno dei suoi goal...
Non male.
Tra l'altro... è tra i candidati a vincere il premio di miglior goal della scorsa stagione (che tra l'altro lui giocò solo per metà, essendo tornato in Italia solo a gennaio) con quel suo magnifico goal segnato contro il Torino.
Grande Beppe... continua così... e torna presto in Italia, se possibile. January 22 Omar.E' bello tenere in braccio un frugoletto del genere...
Dolce.
Quando poi ti fissa con quegli occhioni scuri e dopo aver sbattuto le palpebre si mette a ridere perché divertito dall'espressione con cui lo fissi... beh,
Ma non è solo lui.. tutti i bimbi, soprattutto così piccoli, hanno qualcosa di magico, di unico.. di speciale.
Vorrei poter stare qui ed esprimere a parole quelle sensazioni, quelle proiezioni mentali fatte da un pensiero lasciato libero di correre per l'infinito... ma non c'è parola, per quanto aulica o forbita, che possa descrivere la sensazione di serenità provata in quei momenti...
Forse una foto di quel momento potrebbe rendere l'idea... o forse no, nemmeno quello basterebbe... forse certe cose le si riesce a comprendere solo se le si vive...
Una ragazza ed un ragazzo che spingono un passeggino col quale portano a spasso un cucciolo d'uomo...
...quel che poi conta son le solite piccolezze...
La serenità che solo una piccola cosa ti può dare...
Come quel sorriso... una piccola cosa... o forse un bene inestimabile, una delle cose per cui vale la pena vivere...
...scrivo e penso a chi ha figli e sogna di dargli tutto tranne che la vergogna... January 19 ...la Compagnia...Oggi l'ho incrociato, per caso.
Percorrevo, al solito, la strada che separa casa dal mio posto di lavoro... la musica a tenermi compagnia ed il sole a rasserenare i miei pensieri.
Ad un certo punto lo vedo sopraggiungere, da dietro la curva, con la sua macchinina sgangherata che probabilmente avrà più anni anche di lui... mi si affianca e si ferma.
Un saluto veloce, due parole di circostanza... e poi ci lasciamo.
Eppure... eppure c'era un tempo in cui le cose erano ben diverse tra noi.
Ormai siamo quasi due sconosciuti... ma una volta no, le cose andavano in altro modo.
Se chiudo gli occhi li rivedo tutti... seduti sulle panchine di quel parco a passare le giornate in un qualsiasi modo che non fosse studiare perché no, era una perdita di tempo per noi.
Che poi... probabilmente non sarà stato produttivo quel tempo passato a fumare o a parlare di scemate... ma non riesco ad etichettarlo come tempo perso... perché no, qualcosa dentro mi ha lasciato... un ricordo sempre vivo, che mai muore.
Li rivedo se chiudo gli occhi, dicevo.
Ragazzini con poche preoccupazioni in testa e ancora meno soldi in tasca... ragazzini che hanno creato un legame unico tra loro... un legame che forse non avrà la forza di quello che si crea tra i camerata in tempo di guerra, ma di sicuro ne ha la stessa profondità...
L'immagine che mi si profila davanti agli occhi è nitida, come fosse in HD.
Mi sembra quasi di averle ancora davanti quelle panche di paese... con sopra loro... il mio mondo.
Ci sono tutti... dai più simpatici a quelli la cui compagnia non mi era graditissima, ma che a modo loro sono finiti col mancarmi...
Mi sembra ancora di vederlo Paul... sigaretta perennemente accesa... che non capivo più se era ancora uno status symbol, per lui, un dimostrare agli altri e a sè stesso di non essere più un bambino... o se davvero era già subentrata quella presunta assuefazione fisica da nicotina. Lo rivedo lì, seduto su quella panca con il cappuccio in testa, lo sguardo basso velato di tristezza che è proprio solo di un bimbo che ne ha viste tante...
E poi Carl, con il suo inconfondibile senso dell'umorismo, sempre pronto a rallegrare le nostre giornate... battute come se piovesse, risata unica, contagiante...
Rivedo Johnny e i suoi discorsi semi seri con cui cercava forse di autoconvincere sè stesso delle teorie più stravaganti, che venivano sempre puntualmente confutate... lo ricordo cercare sempre e perennemente il contatto col mondo, come se le mure di camera sua fossero troppo strette, come se avessero messo sbarre alle sue finestre e lui si sentisse in trappola... il suo cielo invece no, le sbarre non le aveva... ed andava sempre a cercarlo.
Ricordo Joshua ed il suo continuo arrecare fastidio agli altri... sapete, no... quelle persone che non sono né carne né pesce, che non prendono mai una posizione in niente, che tendono sempre a saltare sul carro dei vincitori, a schierarsi col più forte, a sparire quando hai bisogno... quelle persone che finisci col trattare con insofferenza, anche se magari decontestualizzate dalla loro fama ti possono anche risultare simpatiche...
Rivedo Sammy ed il suo vivere tra le nuvole, in perenne contatto più con il suo mondo che con il nostro... ricordo le sue facce buffe, che risultavano tali proprio perché non volute, perché spontanee...
Ricordo Donald ed il suo scomparire per lunghi periodi, perso dietro a chissà quali storie... troppo precoce rispetto a noi ed alla ricerca di qualcosa che agli altri non interessava... un precursore dei tempi, a posteriori.
Ricordo Alex ed il suo inseparabile motorino... la sua voglia di crescere... forse troppa, forse malsana...
Ricordo Joe e la sua lingua instancabile... ricordo i discorsi atti a tramortire, a sopraffarre il proprio ascoltatore per sfinimento... ricordo i suoi modi gioviali, forse anche troppo espansivi... le sue urla, i suoi sorrisi...
Ricordo anche tutti coloro i quali saltuariamente ci onoravano della loro presenza, ma la lista sarebbe troppo lunga... ed un posto nel mio cuore l'hanno comunque.
Ricordi tatuati a doppia lama nel cuore cose che non si cancelleranno mai e mi accompagneranno fino a che il mio ciclo vitale non avrà fine.
Ho pensato spesso a ciò che ci è accaduto, i motivi credo siano molteplici...
In principio furono le macchine... un altro status symbol che invadeva la nostra vita... ma se le sigarette erano in un qualche modo (come l'alcol, del resto) un aggregante la macchina arrivò come a dividere ciò che la vita aveva unito... perché le macchine furono per molti il simbolo estremo della libertà, il mezzo per conquistare ciò che fino ad allora ci era negato... e si passò così da un momento in cui nessuno aveva niente e lo condivideva con gli altri ad un momento in cui le nostre panchine erano uno spazio diventato troppo piccolo per contenerci tutti, bisognava partire, quasi come per scoprire il mondo...
Poi fu la volta delle donne... il tempo da dedicare a loro era tolto alla Compagnia e quando poi capitava che queste non vedessero di buon occhio la stessa erano dolori... e si finiva con l'allontanarsi dalla propria Famiglia per non perdere un'altra di quelle cose attese anni e anni e su cui mille e più discorsi e fantasticazioni si erano sprecati in quei pomeriggi passati alle panchine...
Finita la scuola l'arrivo del lavoro, a toglierci la possibilità di passare per intero le nostre giornate assieme... e senza la possibilità di vederci il pomeriggio, e sommandoci gli altri motivi, cominciarono via via diminuendo i momenti di incontro...
Infine credo che il colpo di grazia l'abbia dato la droga, quella vera.
Se le panchine erano diventate troppo strette per contenerci non era certo perché si fossere rimpicciolite... semplicemente molti di noi si sentivano ormai soffocare stando lì... forse qualcuno si è reputato anche più grande di quanto in realtà non fosse, non saprei... e non è nemmeno importante, a dirla tutta.
Il fatto è che crescendo si cambia e si prendono strade diverse.
Parlando sinceramente è probabile che ormai, se ci ritrovassimo domani tutti ancora alle Nostre panchine, non avremmo più molto da dirci...
Sì, insomma... le solite frasi di circostanza... come va il lavoro, come sta la tua donna, ci vediamo presto... esattamente come mi è capitato oggi... nulla di più. Quel feeling ormai è andato... perso tra le increspature del tempo... January 18 ...incontri...Una meno un quarto...
Stavo per coricarmi... quando... ho sentito crescere dentro un irrefrenabile bisogno di scrivere.
Conoscendomi so che se questo bisogno non l'avessi sfogato non avrei chiuso occhio, stanotte... me ne sarei stato nel letto a girarmi e rigirarmi pensando a tutto e niente, fino a sentire il suono liberatorio della sveglia.
Un altro giorno è passato ormai in viaggio dentro me...
Il problema è che sarebbe ora di traslare il viaggio da dentro a fuori... e cominciare a navigare i mari della vita...
Ma non è questo il punto focale della questione che volevo affrontare ora...
Ieri poco prima di uscire per andare a lavoro una persona sul messenger mi ha chiesto quale fosse, secondo la mia opinione, il motivo per il quale noi due ci fossimo conosciuti...
Credo che essendo persone diverse partiamo da punti di vista differenti... ed io, sinceramente, non mi ero MAI posto il "problema" già solo che potesse esserci un motivo per cui si incontra una persona...
Con la mia solita vena oppositoria ho ribattuto che in tutti questi anni di vita ho incontrato migliaia di persone, la maggior parte delle quali non ricordo assolutamente più... né il loro nome, né il loro volto, né la loro esistenza...
A questo mi è stato risposto che si parla di presenze "importanti", persone con le quali ci si trova o che comunque sono destinate a lasciare un segno dentro...
Ok.
Allora... dovrebbe esserci A PRIORI un motivo?
Se così fosse le cose sarebbero scritte... ed io ho incontrato voi che commentate il blog (più o meno tutte persone con cui ho avuto od ho un rapporto non esattamente superficiale) per un motivo già predefinito... e quindi le cose seguiranno un corso già scritto ed arriverò, un giorno (se già non ci sono arrivato) a capire cosa siete stati per me...
Io fatico abbastanza a credere che vi ho incontrati per un motivo, che i nostri incontri fossero scritti...
O forse non voglio crederci, perché credo non sopporterei la cosa.
Su di una cosa, però, mi sono fermato a riflettere...
Che ci sia un motivo aprioristico o che non ci sia... di sicuro le persone con cui ho intrattenuto o tuttora intrattengo rapporti di un certo tipo hanno un loro perché nella mia vita... mi hanno dato o danno qualcosa... e da me ricevono qualcosa...
Ecco, questo sì.
Ripensavo un po' agli incontri della mia vita...
Ripensavo alle persone che se ne sono andate... tanto quelle che ora non sono più su questa terra quanto quelle che la vita ha portato a compiere percorsi che le hanno portate lontano da me...
Ripensavo a queste persone per cercare di capire cosa mi hanno lasciato... perché purtroppo non riesco mai a fare un discorso partendo da ciò che do io, penso sempre prima a ciò che ricevo.. forse perché le emozioni che vengono scatenate in me le sento io, quindi posso cercare di descriverle sapendo ciò di cui parlo... mentre ciò che io do agli altri non posso mai sapere come venga preso... quindi è più difficile da commentare...
Beh... effettivamente ci sono state persone che mi hanno segnato l'esistenza... forse per molte di queste non saprei esattamente trovare un concetto che spieghi ciò che loro sono stati per me, perché li avrei incontrati... però sicuramente persone che hanno ricoperto un ruolo importante, che hanno lasciato un segno dentro di me, il cui ricordo va sbiadendo ma probabilmente non verrà mai cancellato nemmeno dal tempo... beh, ci sono.
Quelle che invece dalla mia vita ancora non sono uscite... beh, quelle probabilmente sono più difficili da giudicare...
Però forse anche di molti di questi riesco a trovare un perché.... almeno... un perché ora siano presenti nella mia vita così... e magari non lo fossero prima... e magari non lo potessero essere prima... perché sono cambiato io, perché sono cambiati loro... o perché è stato il tempo a farci trovare... o il fato, boh.
Beh... probabilmente tutto questo intervento è fatto di parole vuote, come al solito...
Questo non è uno scritto, non è un commento, non è nulla di nulla...
E' semplicemente un mio pensiero, fatto ad alta voce... January 13 Diamanti...Capitò di perdermi.
Il bosco era fitto e la vegetazione sembrava quasi volermi inglobare in esso.
Cominciai a camminare...
Non so più dire quanto tempo passai camminando.
Tanto.
Troppo.
Poi un giorno incespicai su di qualcosa.
"Un sasso", mi dissi.
Risollevatomi guardai per terra e fu allora che lo vidi lì, nella sua immensa bellezza... un diamante da togliere il fiato...
Lo raccolsi e me lo misi in borsa.
Giratomi restai a bocca aperta... il bosco si era fatto pieno di diamanti... e ad ogni battito di ciglia questi aumentavano sempre più, prendendo il posto della rigogliosa vegetazione in cui mi ero smarrito.
In un attimo la selva aveva lasciato il posto ad un'infinita distesa di diamanti dalle diverse forme e dimensioni.
Estrassi il diamante che avevo infilato nella borsa e lo vidi brillare di luce propria... una luce così intensa che quasi mi accecò.
Subito gli altri diamanti fecero lo stesso ed io sentii cedere le gambe, iniziai a sentire il mio cuore in preda alla tachicardia, cominciarono capogiri e vertigini...
Sindrome di Stendhal.
Da quel giorno ogni qualvolta mi sento smarrito nel bosco della vita prendo il mio iPod e vado a ricercare quei diamanti... lascio che la musica scorra in me e plachi il male di vivere che questo mondo malato provoca...
Diamanti... January 08 I giovani sono una costruzione.E se l'attesa è l'ansia che quella costruzione che essi sono abbia buon fine, la speranza attiva il loro comportamento affinché sia nelle loro mani l'accadere del buon fine. In questo senso diciamo che l'attesa è passiva, perché vive il tempo come qualcosa che viene verso di noi, la speranza invece è attiva, perché ci spinge verso il tempo, come verso quella dimensione che ci è assegnata per la nostra realizzazione. I giovani sono attivi quando con la speranza vanno verso il tempo e non quando con l'attesa aspettano che il tempo venga verso di loro.
Quando l'attesa è disabitata dalla speranza nei giovani subentra la noia, dove il futuro perde slancio e il presente si dilata in uno spessore opaco dove il tempo oggettivo, quello dell'orologio, cadenza il suo ritmo sul tempo vissuto che si è arenato, infossato, arrestato. Nella noia, infatti, ogni attesa è risucchiata, ogni speranza è estinta, non ci sono più né progetti né storia, ma tutto affoga nel gorgo di un presente in cui ogni orizzonte di senso si inaridisce e si spegne.
Se un giorno è come tutti, tutti i giorni sono come uno solo, nell'uniformità perfetta di una vita che assapora quel vuoto d'esperienza che accade quando si sono vanificate tutte le attese, le speranze, tutte le illusioni. E' allora che l'impossibile, come un muro, sbarra tutte le vie del possibile che alimentano il futuro. E lo spazio lasciato vuoto dal futuro, disertato sia dall'attesa sia dalla speranza, viene occupato dal dilagare del passato che divora tutte le attese e tutte le speranze sottraendo al tempo la sua dimensione a venire.
E' a questo punto che dalla noia si passa alla depressione, sempre più diffusa tra i giovani. Senza attesa e senza speranza il tempo si fa deserto e, in assenza di futuro, dirà la sua comparsa quell'ospite inquietante che abbiamo chiamato nichilismo. La preparazione del Campione...In questi giorni in cui la temperatura non è certo mite lascio che la mia mente vaghi alla ricerca di luoghi o momenti più caldi...
Proprio poco fa è tornata a ripensare all'ultima September Fest... bei momenti...
C'erano un po' tutti, come al solito...
I nomi già li feci all'epoca, inutile sarebbe ripeterli ora...
Dagli amici di sempre a quelli che si sono aggiunti con il crescere... a quelli che, invece, hanno preso altre strade... bene o male ci si ritrova sempre tutti lì.
E poi lei... vista di sfuggita e solo di spalle...
Ripensando a quest'ultima festa mi sono tornate alla mente tutte le edizioni precedenti, anche quelle in cui mi trovavo in preparazione e magari mi capitava di arrivare alla festa tardi, dopo essermi allenato.
Quanta corsa... vita sana, da sportivo.
Quest'anno però il buon Luca ha voluto mostrarmi quale sia la vera preparazione del Campione... io non ho potuto fare altro che immortalarla ed ora, pur con qualche mese di ritardo, mi sento di riproporvela.
January 06 Fibra e Galimberti alle Invasioni barbariche...Quanta ragione nelle loro parole.
Tanta da fare male.
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