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February 28 Dogologia.Guè: Nasco il 25 dicembre come Cristo Marracash: la gente vuol sapere chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo. Vincenzo: la D di Droga la o Marracash: la gente vuol sapere chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo. Vincenzo: La D di drammi la o Jake: 1979, in Italia frà si muore Marracash: la gente vuol sapere chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo. Vincenzo: la D di Droga la o Marracash: la gente vuol sapere chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo. Vincenzo: La D di drammi la o Guè: Stanno portando al gabbio il nostro Re Jake: se deglutisco saliva amara, sarà perchè quando sono nato nevicava sopra il Sahara February 23 Eduardo da Silva, stagione finita.Brutta notizia per i tifosi dell'Arsenal e per la nazionale croata...
La punta dei Gunners dopo tre soli minuti di gioco ha subito un bruttissimo fallo da parte di Taylor, fallo che gli ha spezzato la gamba.
Per questo perderà il finale di stagione (con l'Arsenal avviato a vincere il campionato e tra le pretendenti alla vittoria in Champion's) e, con ogni probabilità, anche l'europeo.
Sinceramente c'è poco da commentare... lascerò sia la crudezza delle immagini a parlare per me.
February 22 La Sanità, gli infami e Gesù.Dove vanno i fondi del governo federale? Naturalmente la guerra in Iraq assorbe una buona parte del bilancio.
Il costo della guerra in Iraq è di più di 100 miliardi all'anno, secondo il Congressional Budget Office. I tagli al Medicare e Medicaid proposti da Bush risparmierebbero 6 miliardi di dollari l'anno prossimo e 91 miliardi fra il 2009 e il 2013. Per quanto riguarda il Medicaid i risparmi ammonterebbero a 1,2 miliardi l'anno prossimo e quasi 14 miliardi per i prossimi cinque anni. Il ritiro delle truppe dall'Iraq coprirebbe facilmente i tagli di Bush al Medicare e Medicaid.
Durante l'amministrazione di Clinton il Paese aveva creato un surplus ma da quando Bush è al potere i deficit sono diventati stratosferici. In parte ciò è dovuto alla guerra ma naturalmente anche ai tagli alle tasse apportati dai repubblicani che hanno beneficiato per la maggior parte i benestanti.
Tutto entra nella filosofia del GOP di tasse sempre più basse e tagli ai servizi sociali con l'idea che ogni cittadino deve provvedere da se mediante i servizi dell'iniziativa privata. L'ideologia repubblicana in effetti lascia il consumatore alla mercè della cupidigia dei poteri corporativi avendo dipinto i programmi governativi come cammino al male del socialismo. Come ripeteva spesso Ronald Reagan, il governo è il problema, non la soluzione.
Il Gipper si sbagliava malgrado la sua popolarità che seduceva anche molti poveri a votare per lui contro i loro propri interessi.
George Bush ha continuato su quella strada di cantare le lodi del privato ed ha cercato di privatizzare il Social Security offrendo l'idea come soluzione al sistema. Sfortunatamente per lui gli americani si sono resi conto che il privato non è la soluzione e lo hanno rifiutato. Il fatto che alcuni anziani devono scegliere fra cibo o medicine ha aperto gli occhi a tutti sulla cupidigia delle aziende farmaceutiche. Inoltre considerando il costo delle medicine molto più basso in Canada ed in altri paesi ha dimostrato che il sistema socialista funziona.
Ecco perché il 65% degli americani è ora favorevole a un sistema di sanità universale stile Medicare mentre solo il 35% crede che bisogna insistere sul sistema di assicurazione privata.
Barack Obama e Hillary Clinton, i due candidati ancora in lizza alla nomina del Partito Democratico, hanno fatto proposte che non amplierebbero il sistema di sanità governativo ma farebbero qualche passo per ridurre il numero di persone senza assicurazione. Mi si tratta di continuare ad insistere sull'iniziativa privata.
Il tutto tratto dal sito businessonline.it...
E Gesù cosa centra?
Beh, Gesù non sarebbe Repubblicano.
Tutto qui. February 20 Vita da single.L'altro ieri sera ho passato una piacevolissima serata (quasi nottata potrei dire, essendosi protratta fino alle 3 del mattino
Perdendoci nei nostri discorsi sono arrivato a definire che in questo momento della mia vita, e forse per la prima volta, negli ultimi cinque anni almeno, l'essere single è diventato quasi qualcosa di imprescindibile per me.
Discutendo di questa cosa, per quanto lei mi dicesse di smetterla di dire stronzate
Allora... in questo particolare momento della mia vita ho delle cose da fare...
Ad esempio per troppo tempo ho lasciato accantonata l'università, ed ora sarebbe il caso di cominciare a mettermici seriamente.
Il 30 e lode è solo un mezzo caso, ma spero sia l'inizio di un periodo molto produttivo (quantomeno in quanto a quantità di esami dati) per me.
Certo è che preparare un esame richiede tempo... tempo che dovrei togliere ad una mia eventuale ragazza, l'avessi.
Inoltre molto del mio tempo viene assorbito da quello che è il mio primo, grande amore... il calcio
Giusto in questi giorni stavo pensando alle partite che mi vedo ogni settimana... e ripensandoci mi sono reso conto che sono molte.
Solo in questo mese di febbraio (fino a ieri) ho visto 19 match. 19 match in 19 giorni... significa che, in media, ne vedo uno al giorno. E sarebbero potuti essere tranquillamente 21, non fosse che domenica sera non ho guardato l'Apertura su SportItalia perché sono andato a letto presto (che poi non abbia preso sonno subito per colpa di QUALCUNO è un altro discorso) mentre ieri volevo vedere la replica della partita della Roma col Real, ma ero troppo distrutto (proprio dalla nottata precedente) per rimanere su fino all'una a vederla.
Vabbè... 19 match in 19 giorni... che stasera diventeranno con ogni probabilità 21 in 20 giorni, dato che credo mi guarderò sia la partita del Manchester che quella del Milan...
Quindi insomma... già solo per vedere le partite impiego molto del mio tempo.
Proprio in relazione al mio rapporto col calcio... il mio week-end tra calcio e soft air è praticamente assorbito quasi completamente...
Dalle 18 in poi del sabato ci sono le partite... quindi resterebbe il pomeriggio (a meno che non ripropongano partite anche alle 16, come l'ultimo sabato) e tutt'al più la seconda serata... la domenica è invece praticamente tutta assorbita, dato che la mattina si spara, e dal pomeriggio in avanti c'è l'immersione nel calcio (seconda serata compresa, essendoci Controcampo...).
In più c'è anche l'impegno lavorativo, che pur non impiegandomi troppo del mio tempo è comunque il più improrogabile di tutti...
Insomma... una ragazza, in tutto questo, dove la metterei?
Poi beh certo... ci sono anche i lati negativi della medaglia...
Come la mancanza di coccole, di
Ma del resto la vita va così...
YO! February 14 Essere fenomeni a 17 anni...
30 settembre 2001, Hasley Crawford Stadium, Port of Spain (Trinidad & Tobago)...
Sei anni e mezzo sono passati da quel giorno, giorno nel quale i ragazzi qui sopra portarono la nazionale under-17 francese sul tetto del mondo, battendo in finale la Nigeria grazie ad un secco 3 a 0, sancito dai goal di Sinama-Pongolle, Le Tallec e Pietre.
A quella finale erano arrivati dopo aver fatto fuori gli Stati Uniti di Quaranta ed Eddie Johnson, il Giappone di Takayama, il Brasile di Felipe, Vinicius, Wendel, Leandro Bonfim, Junior e Marcelo Mattos, e, in semifinale, l'Argentina di Mascherano, Tevez e Zabaleta (che, da capitano, vincerà poi l'under 20 4 anni dopo, in quell'edizione in cui si mise in mostra agli occhi del mondo Leo Messi...).
Grande impresa quindi, quella dei ragazzi di Jodar (che, tra l'altro, all'esordio persero la loro unica partita della competizione, proprio contro i nigeriani)...
Ma non è per magnificare l'impresa di questi ragazzi che scrivo questo post...
Quando cominceranno le qualificazioni al prossimo mondiale, quello sudafricano, saranno passati sette anni da quel giorno e da quell'impresa... ed i ragazzi di cui sopra avranno più o meno tutti (o comunque li compiranno a breve) 24 anni... saranno quindi già in quell'età adatta a poter essere convocati in prima squadra (posto che capita di venire convocati anche molto prima dei 24 anni)...
Però?
Però fa senso notare come nonostante siano passati sette anni NESSUNO di quei 18 giocatori capaci di portare la Francia sul tetto del mondo (per quanto a livello giovanile) siano attualmente nel giro della nazionale.
All'epoca giocatori ritenuti di un certo livello (se non sicure stelle degli anni a venire) ce n'erano, in quella squadra.
Ad esempio Sinama-Pongolle, punta nata nell'Ile de Reunion e cresciuta nelle giovanili del Le Havre. Lui in quel 2001 si tolse non solo la soddisfazione di andare a vincere un mondiale giovanile, ma anche quella di esordire in prima squadra (con la quale giocherà, in due stagioni, 41 partite di campionato). Nel 2003 il passaggio al Liverpool dove esordirà anche in Champion's (segnando un gran goal) e dove giocherà 38 partite di campionato, segnando però 4 sole reti. La stagione 2005/2006 la terminerà in prestito al Blackburn, dove in 10 partite di campionato segnarà una sola rete. L'anno successivo il trasferimento, sempre in prestito, al Recreativo Huelva... qui le sue prestazioni non saranno malvagie così la scorsa estate il club spagnolo ha deciso di acquistarne il cartellino per 4 milioni di euro. In tutto ciò una carriera che, dopo gli esaltanti inizi da professionista ed il passaggio ad una squadra importante come quella di Liverpool, sembra lo stia portando ben lontano dai Blues, da quella maglia che aveva così bene onorato in quel lontano 2001.
Un po' lo stesso discorso vale per Le Tallec. Anche lui una punta fantasiosa e di movimento, anche lui cresciuto nel Le Havre ed anche lui, come Florent, nel 2001 si tolse la doppia soddisfazione di vincere il mondiale ed esordire in prima squadra. Nel 2003 il passaggio al Liverpool con l'amico Sinama Pongolle, dove alla prima stagione giocò 17 volte senza mai segnare. Da lì il via ad una serie infinita di prestiti (Saint-Etienne, Sunderland, Sochaux, per arrivare alla squadra in cui milita attualmente, il Le Mans) ed una carriera che sembra essersi bruciata... anche lui ora più che mai è lontano da quella nazionale maggiore che tutti gli prospettavano avrebbe raggiunto, allor quando vinse quel mondiale under-17.
Ma non finisce qui... all'epoca tra i più osannati di quella squadra c'era anche quel Meghni che, cresciuto nel Clairefontaine, dal 2000 è in Italia e che tutti, da allora, paragonano niente popò di meno che a Zidane. Dal suo arrivo a Bologna ne è passata di acqua sotto i ponti ed in tutti questi anni Mourad ha alternato colpi di classe a lunghi periodi di nulla... di sicuro quantomeno esagerato il paragone con Zizou ed altrettanto sicuramente anche lui, nonostante l'approdo in serie A in estate con il trasferimento alla Lazio, è ben lontano dalla maglia dei galletti.
Citerei anche Faty e Berthod... il primo seguito dalla prima Juve post calciopoli, il secondo protagonista dall'under-15 in poi è passato in estate al Monaco, dopo che nel suo club è stato chiuso dall'arrivo di Grosso.
Finirei il tutto con i casi di Ben Saada e Faè... il primo ha pensato bene di accettare la chiamata della nazionale tunisina (forse capendo che non sarebbe riuscito ad indossare la maglia Blues anche della nazionale maggiore), il secondo quella della nazionale ivoriana.
Tutto questo discorso per dire cosa?
Nell'ultimo mese in Italia sono venuti alla ribalta diversi talenti molto giovani (tra i 17 ed i 18 anni), come Balotelli (che proprio stasera ha trascinato l'Inter primavera a vincere il Viareggio e che si era messo in mostra contro la Juve in coppa Italia), Pato (con le sue prestazioni in campionato), Paloschi (esordio con goal domenica) e Forestieri (in goal contro l'Inter)... in più all'estero hanno guadagnato le luci della ribalta altri giovanissimi come Gio Dos Santos e Bojan Krkic, che hanno addirittura già esordito in champion's, giocando anche diversi minuti.
Esaltare troppo questi ragazzini (perché adolescenti sono, del resto) può essere controproducente per la loro crescita... hanno sicuramente un potenziale enorme, ma bisogna aiutarli a svilupparlo, non far credere loro che sono dei semi-dei invincibili ed immortali.
Perché tra sette anni mi piacerebbe parlare di questi giocatori non come dei Meghni di turno, ma come di campioni messisi in mostra presto che sono poi riusciti ad affermarsi appieno. February 12 Insonnia di una notte di pieno inverno..."...ci son momenti della vita in cui ti cade il mondo addosso, la negatività ti spinge dritto infondo a un fosso, fai pensieri strani, incubi incredibili, combatti con nemici invisibili e invincibili... come Don Chischotte coi mulini a vento, solo contro il buio intenso di un momento..."
Crescete vostro figlio facendogli ascoltare, fin da tenerissima età, roba del genere.
Poi venite a dirmi se, una volta cresciuto, saprà scrivere in italiano o meno.
Detto ciò vi racconterò una storia, raccontatami un po' di tempo fa da un losco figuro di cui non rivelerò il nome, per non violarne la privacy.
Questa storia ha come protagonista un ragazzo qualunque, abitante in un paese qualunque del nostro bello stivale...
Questo ragazzo qualunque dopo un'adolescenza tumultuosa - come tutte, del resto... no? - aveva intrapreso un viaggio dentro sè stesso, un viaggio che lui sperava lo portasse a diventare uno splendido uomo.
Questo viaggio, però, tutto sarebbe stato fuorché semplice...
Per quanto poco potesse essere passato dai momenti in cui si godeva più o meno spensieratamente la sua adolescenza le cose erano cambiate molto... e lui, che per anni non aveva aspettato altro che cominciare quel cammino, si ritrovò d'un tratto solo, all'inizio di una strada lunga, irta e faticosa, che non sapeva più se sarebbe stato in grado di percorrere.
I giorni gli scivolavano tra le dita... "maintnent ma compagne s'appelle tristesse", si ripeteva mano a mano che il tempo passava...
I compagni di gioco non erano più, come in gioventù, i ragazzi del cortile... i suoi compagni di vita non erano più i ragazzi con cui era cresciuto... i suoi compagni di vita, ora, erano diventati la negatività ed una sorta di anestesia alle emozioni in cui era piombato.
Da possibile splendido uomo era diventato un giovane spiantato senza né capo né coda.
Non che fosse cattivo, semplicemente si era perso in un turbinio d'involuzioni che ne avevano bloccato la crescita.
Peter (Pan), lo chiamava la madre... "Fallito" era il complimento più grosso che lui stesso riusciva a farsi.
Poi certo... una società basata sulle apparenze non credo lo aiutasse nel suo percorso di crescita... certe sensibilità vengono frustrate e con esse coloro i quali su di quelle basano la loro esistenza.
Insomma... la storia di un ragazzo come tanti...
Che lavorasse, studiasse o non facesse un cazzo da mattina a sera credo sia il meno da sapere... perché quando c'è chi abdica al proprio ruolo di giocatore della sua stessa vita credo che andare a soppessare ogni sua singola mossa sia quantomeno inutile...
Che nel suo stato di letargia mista ad anestetico ci si fosse seduto era palese, come palese era il fatto che gli sarebbe servita una scossa.
Quella scossa, però, tardò ad arrivare.
Anzi, non arrivò mai...
Qualche sberla, e di quelle toste, la vita gliela mollò.
Insomma... di certo non si poteva dire avesse la faccia pulita...
Comunque appunto... il suo carburante, credo di poter dire per come mi è stata raccontata la storia, non erano le mazzate... il suo carburante probabilmente sarebbero state le carezze... ma non quelle che puoi comprare a Pianbosco da un donna, carezze date dalla vita.
Beh, tagliando corto dato che ho sonno e sarei dovuto andare a letto 3 ore e mezzo fa... le carezze non arrivarono e lui visse una vita persa nell'anonimato, anestetizzato e con un senso di malessere sempre presente... i momenti in cui si trovava da solo contro il buio intenso si fecero via via sempre più frequenti, finché non diventò una cosa continua... ed il buio intenso non lo lasciò più, per tutto il resto della sua vita.
Questo per dire cosa?
Niente.
Però la storia spaccava...
Ora... so di non essere bravo come Lui a raccontarle, ma spero la gradirete quanto l'ho gradita io.
Del resto purtroppo devo pur colmare i tempi morti.
Sì, stasera avrei fatto davvero meglio ad andare a letto alle nove...... così domani avrei potuto studiare semiotica! February 08 ...incontri pt. 2...Alcune persone entrano nella tua vita Quando qualcuno entra nella tua vita Alcune persone entrano nella tua vita Chi entra nella tua vita PER SEMPRE Grazie per essere una parte della mia vita,
Questo per ricollegarmi a quanto dicevo non molto tempo fa.
Non saprei dire quanto questa sorta di catalogazione dei rapporti umani possa essere realistica e veritiera, perché poi fondamentalmente il punto della questione non è dibattere sulla validità di quanto scritto qui sopra...
So solo che di persone nella mia vita ne sono passate davvero tante e qualcuna di queste ero abbastanza sicuro sarebbe rimasta con me per sempre.
Poi certo... la maggior parte di queste quando c'erano non mi facevano pensare al "chissà se starà con me per sempre"... però ora, dopo che qualche esperienza di vita l'ho fatta, mi sento di dire che persone da "una ragione" o "una stagione" sono all'ordine del giorno, fondamentalmente.
Ripensando in particolare alle prime c'è una persona che mi torna in mente...
Lei sì... lei davvero risponde in pieno alla descrizione fatta sopra delle persone che entrano nella tua vita per "una ragione"...
E credo che sì, mi fosse stata mandata da Dio.
Sicuramente mi ha aiutato.
Spesso ci ripenso e ci sto anche abbastanza male... io fondamentalmente non le ho dato nulla, lei mi ha aiutato moltissimo.
Poi non credo di essermi comportato particolarmente male... ma sono sicuro, anche se mai me lo disse, che per me deve averci sofferto...
Poi piano piano sparì... cominciò ad uscire gradualmente dalla mia vita... fino a che un giorno non decise di cambiare la sua, e sparì del tutto.
Grazie, Kim. Di cuore, per tutto ciò che mi hai saputo dare.
Ecco, poi in un certo qual senso potrei dire che lei c'è stata per "una stagione", nel senso che davvero è entrata ed uscita dalla mia vita in un tempo strettissimo, forse veramente il tempo di una stagione.
Persona da una stagione... è una descrizione un po' troppo ottimistica, non vedo perché le persone da una stagione debbano solo darti una grande gioia, possono darti anche un grande dolore.
Cioè, fondamentalmente leggendo quanto sopra pare che tutti i tuoi incontri siano positivi, mentre alla fine la maggior parte della gente - salvo davvero rare eccezioni - vale realmente poco.
Persone da una stagione - dove per stagione non lo intendo in senso letterale, ovviamente - ce ne possono essere state tante, se allargo un po' il campo e non mi limito alla descrizione data qui sopra.
Ce ne sono state tante e sicuramente tutte mi hanno dato qualcosa... molte di queste le porterò comunque dietro con me, anche se il loro ricordo sbiadirà di giorno in giorno e può essere che verrà un tempo in cui sarà così flebile da spegnersi...
Poi ci sono le persone cadute in battaglia... che nella classificazione qui sopra non sono riportate, ma che io mi sento di aggiungere.
Queste sono quelle persone che io credevo davvero, con tutto il cuore, mi sarebbero rimaste vicine per sempre.
Ma poi c'è la vita... c'è la vita coi suoi giochi, i suoi casini, i suoi scherzi... ed anche il rapporto più profondo può finire con lo sfaldarsi, le persone possono finire con il perdersi.
E anche di queste persone ce ne sono tante...
Le persone che sono cresciute con me, o con cui sono cresciuto.. o che mi hanno fatto crescere...
Poi ovvio, non di tutte pensavo mi sarebbero sempre rimaste affianco ma boh... diverse sì.
Insomma... c'era un tempo in cui credevo che due persone potessero essere come legate dentro, che due anime potessero trovarsi per non staccarsi poi più...
Ed io sentivo la mia anima attaccata a quella di altre persone... solo che poi questi sono caduti, e mi hanno abbandonato.......
E' amaro, il gusto che ho in bocca.
Ma... beh, io non ho la faccia pulita... a me la vita ne ha allungate, di sberle.
Ed ogni mia cicatrice è lì a ricordarmi un momento vissuto... e, forse, a ricordarmi che quel momento l'ho superato...........................
...pace a chi c'è rimasto, pace a chi ha scelto altro e ha messo testa a posto e culo al caldo... noi siamo ancora qui, NOI SIAMO ANCORA COSI', ululando al cielo verso un sasso bianco...
Poi ci sono le persone da una vita.
Ma quante sono?
Se tolgo i caduti credo mi resti solo la mia famiglia.
Cioè, fatico a trovare una persona che sia entrata DAVVERO nella mia vita, per rimanerci.
Ok, ho conoscenze che vengono da lontano... ma qui non parliamo solo di quattro chiacchiere, otto battute, sedici sfottò e trentadue partite con la play... qui parliamo di entrare nella vita di un'altro per sempre.
Poi non lo so...
Io non credo di essere meglio di nessuno... ma diverso... quello sì.
E credo di essere una mosca bianca in un mondo che vive d'individualismo, dove si è perso il concetto di comunità, di stare insieme, di aiuto.
Il capitalismo senza freni (e non è un discorso politico, che non mi interessa... è un discorso culturale, cosa molto più importante che parlare di politica...) ha portato la nostra società a diventare la società del consumo e dell'individualismo, dove non conta più il proprio vicino, conta solo la propria persona e quello che si può comprare per farla star meglio.
Non so, saranno luoghi comuni... ma io sono cresciuto con un'altra idea di mondo, ed ora mi sento davvero un pesce fuor d'acqua.
Una persona non può entrare nella tua vita per starci per sempre, l'individualismo farà sì che il rapporto si secchi prima.
Non so, io credo davvero che dovrei darmi all'eremitaggio, con le utopie non ci puoi convivere.
Però... però ho una gran voglia di rapporti veri, profondi...
Quelli che le persone non mi possono dare... o forse potrebbero, ma non vogliono perché schiave della società malata in cui viviamo ed in cui siamo abituati a muoverci... tra tante facce tutte uguali...
Proprio pochi giorni fa parlavo con delle ragazze che mi dicevano di preferire la grande città al piccolo paese per il fatto che quando cammini per strada in città nessuno ti guarda in faccia, nessuno ti conosce né ti giudica per ciò che sei.
Tralasciando il fatto che è una stronzata, perché la gente ti giudica anche solo dopo averti dato uno sguardo sfuggevole in una stazione stracolma di gente... trovo sia terrificante pensare che si vada a cercare la ressa per sentirsi più anonimi, che si voglia andare ad evitare il calore del contatto umano perché questa società ti insegna che dell'altro non hai bisogno, perché l'altro è infame.
Davvero, trovo sia terrificante.
Quando io parlo di eremitaggio parlo di ben altra cosa... parlo di staccare da tutto, perché le cose paiono peggiorare senza freno ed io non riesco a fare da spettatore...
Però... però nel cuore continuo a sperare che l'amore vero... e non parlo di quello che una ragazza da ad un ragazzo, non solo... l'amore vero, quello che mia madre mi dà da quando sono venuto al mondo (e nel farlo stavo impiccandomi con il cordone ombelicale, FORSE era un segno del destino...), quello di mio padre, quello dei miei fratelli, quello delle mie nonne... beh... che quest'amore esista davvero, che esista anche al di là dei rapporti di sangue.
Io sono convinto che nel dopoguerra le cose erano diverse, il mondo in cui sono cresciuti i miei genitori ben differente, Don Camillo dipinge i tratti di un'Italia ben diversa da quella attuale, dove il concetto di comunità in un paese come Brescello è qualcosa di molto forte e dove anche anime così diverse fra loro riescono alla fine a trovare una soluzione per fare tutti contenti. Che poi ok, non sempre era così ed i problemi c'erano anche allora... ma invece che partire da lì migliorando quando di male c'era in quella società siamo partiti da lì per peggiorare ciò che c'era di buono, tenendo quanto era invece da scartare.
Non esiste più il contetto di comunità, non esiste più il concetto di amore.
Persone che davvero sento vicine, di cui davvero sento l'affetto sono davvero poche...
Non credo sia giusto così, non credo sia così che dovrebbe andare il mondo.
Credo sia uno schifo, così.
E tu?
Tu in quale di queste categorie ti poni, rispetto a me? February 05 Marcelo Gallardo ai D.C. United.Gallardo negli States significa più talento nella MLS. Peccato arrivi solo ora, a 32 anni appena compiuti. Gallardo a Washington come ciliegina di un’interessante campagna acquisti dei DC United che li ha visti rinforzare molto il reparto arretrato, grazie all’arrivo del portiere peruviano Jose Carvallo e dei difensori Gonzalo Martinez e Gonzalo Peralta, ma anche il resto della squadra, con l’arrivo del piccolo delantero Franco Niell e di, appunto, Marcelo Gallardo, arrivato in sostituzione del connazionale Christian Gomez, MVP 2006 e ormai avviato al crepuscolo della carriera. DC che darà le chiavi del centrocampo a questo estroso fantasista argentino sperando che con i suoi colpi di classe li riesca a portare il più avanti possibile su tutti i tanti fronti che vedranno impegnati gli United. Ma chi è Marcelo Gallardo? Gallardo è un numero 10 che nel corso della carriera si è adattato a fare il meneur de jeu, per dirlo alla francese, il regista per dirlo all’italiana. Nato il 18 gennaio del 1976 a Merlo, il Muñeco, questo il suo soprannome, dopo aver tirato i primi calci nell’Estrella de Maldonado passò a giocare nelle floride giovanili del River Plate, squadra con cui, dopo essersi fatto tutta la trafila delle varie rappresentative, esordì in un match disputato contro i Newell’s Old Boys (e vinto 2 a 0 dai millionarios, per la cronaca) il 18 aprile del 1993 a soli 17 anni, lanciato dalla sapiente mano dell’allora allenatore del River, Daniel Passarella. Con questa maglia Gallardo, all’epoca in patria reputato all’altezza di raccogliere l’eredità di tal Diego Armando Maratona, si toglie infinite soddisfazioni, sia personali che di squadra. Il suo palmares si arricchisce infatti grazie alle vittorie di quattro tornei di Apertura ed uno di Clausura, conditi da premi individuali quali il premio di miglior giovane del torneo (vinto per due anni consecutivamente, nel 1993 e nel 1994) e di miglior giocatore (premio questo vinto per ben cinque volte). Ma di successi, prima del suo sbarco in Europa, ne raccolglie anche in campo internazionale, sia con la sua squadra di club che con le selezioni argentine. Con il River, difatti, si aggiudica una Copa Libertadores (con la sua squadra che poi perderà la finale di Intercontinentale contro la Juventus) ed una Supercopa Sudamericana nel 1997; con la sua rappresentativa nazionale, invece, si toglierà la soddisfazione di vincere un mondiale under 20 (nel 97), ma solo dopo aver conquistato l’oro ai giochi PanAmericani nel 1995 ed il bronzo alle successive olimpiadi (quelle che, tra l’altro, si disputarono proprio negli Stati Uniti). The best of Marcelo Gallardo Con la Nazionale maggiore (dove esordisce a soli 17 anni) disputa i mondiali di Francia e quelli asiatici, cui arriva, in entrambi i casi, infortunato. In quelli europei viene convocato dal suo mentore Passarella e ben si comporta. La Seleccion è però eliminata ai quarti dall’Olanda, ma lui comunque dà buona prova di sé, come detto, mettendo in mostra un talento cristallino e due piedi in grado di trattare la palla come pochi altri al mondo, partecipando attivamente alle quattro vittorie della sua Nazionale nel torneo, rispettivamente contro Giappone, Giamaica, Croazia ed Inghilterra. Ai mondiali nippo-coreani non riesce ad essere protagonista e la sua squadra naufraga incredibilmente, arenandosi al primo turno. Certo è che in patria, anche lui come i connazionali suoi coetanei, verrà ricordato come facente parte di quella generazione di “belli ma perdenti” o, per meglio dire, “belli ma vincenti solo a livello giovanile”. Le ottime prestazioni con la maglia del River, però, non passano certo inosservate e non c’è giorno che nei rumors di mercato di mezza Europa non venga inserito il suo nome. Nel 1999 passa quindi al Monaco, ma solo dopo essere stato accostato a tutte le grandi big d’Europa. Tra l’altro tra i suoi maggiori sponsor c’era anche quell’Omar Sivori che diversi talenti sudamericani consigliò ai dirigenti bianconeri, rimanendo però spesso, come in questo caso, inascoltato. L’avventura francese comincia ufficialmente il 30 luglio del '99, in una partita casalinga del suo Monaco terminata 2 a 2 contro il Saint Etienne. Se l’inizio non è forse dei migliori il prosieguo sarà certamente meglio, ed al termine della prima stagione Gallardo si toglierà la soddisfazione di trascinare il Monaco al titolo di campione di Francia profondendosi in magnifiche prestazioni, venendo anche eletto miglior giocatore del torneo grazie tanto agli 8 goal nelle 28 partite giocate quanto al talento puro ed alla tecnica sopraffina per mezzo di cui è in grado di dispensare assist ai compagni e di creare gioco dal nulla. Non tutto è oro ciò che luccica, però, e la prima grande delusione dell’avventura Europea Gallardo non la riceve in campo, bensì fuori. Il 7 aprile del 2000 viene aggredito nei corridoi dello stadio Velodrome da un membro dello staff marsigliese (il quale sarà poi sospeso). Ma la cosa che più deluse Marcelo non fu tanto l’aggressione in sé quanto il poco sostegno ricevuto da parte dei propri dirigenti in merito a questo fatto. Dopo un primo momento di tentennamento decide però di rimanere nel Principato. Nei successivi tre anni Gallardo continua a dimostrare ciò di cui è capace, pur senza riuscire a farlo con continuità per via di alcune piccole magagne fisiche (il punto più basso in questo senso lo raggiunse alla sua terza stagione, quando in campionato disputò 21 sole partite). In queste tre stagioni, però, riesce prima a portare la squadra monegasca in finale di Coppa di Lega nel 2001 (persa contro l’Olympique Lione 2-1), per poi finalmente conquistare questo stesso trofeo nel 2003 (con il Monaco che in finale si impone per 4-1 sul Sochaux). 2003 che segna però anche l’addio ai monegaschi. Durante l’arco di quella stagione, difatti, affiorano delle tensioni con il tecnico Didier Deschamps, attriti che portano il giocatore a decidere di abbandonare la Francia a fine anno, per tornare al suo River Plate (così facendo, tra l’altro, Gallardo perse l’opportunità di prendere parte alla successiva Champion’s League, competizione nella quale il Monaco giocò anche al di sopra dei propri limiti arrivando fino alla famosa finale persa contro il Porto di Mourinho e Deco). Gallardo che prima di firmare con il River va vicino al trasferimento all’Olympique Marsiglia (ma l’affare non si conclude per via dell’opposizione della dirigenza monegasca, che decise di non rinforzare una diretta concorrente al titolo con un suo giocatore), torna in Argentina dopo aver disputato 102 partite e segnato 18 goal con il Monaco. In patria viene subito eletto capitano del River Plate, che aiuta a vincere l’ennesimo campionato della sua carriera (in questo caso il clausura del 2004). Nel 2006 arrivano però degli screzi anche con il DT Merlo e, nonostante la corte del San Lorenzo di Ramon Diaz, a gennaio 2007 decide di firmare un contratto di due anni e mezzo con il Paris Saint Germain, tornando quindi in Francia. Dopo un anno solare in cui disputa solo 25 partite tra campionato e coppe Gallardo decide, accordandosi con la dirigenza parigina, di rescindere il contratto per accasarsi al DC United. Ed eccoci quindi ai giorni nostri, a parlare del trasferimento di un giocatore dal talento cristallino che ha visto solo nei suoi problemini fisici e caratteriali un freno ad una carriera sì ricca, ma che sarebbe potuta essere di un altro tipo. La consacrazione a star di livello mondiale non l’ha mai avuta, ed è un peccato perché qui i mezzi tecnici per potersi consacrare c’erano tutti. Certo, anche per lui come per molti altri il paragone con il Pibe de oro era abbastanza esagerato, ma qui parliamo comunque di un giocatore dal potenziale enorme. Le sue prime parole da “americano” sono state forse un po’ retoriche, ma è comunque trasparita la voglia di ben figurare per un giocatore che, pur avendo imboccato il viale del tramonto, vuole dimostrare di poter ancora ben fare. Dopo aver affermato che le buone referenze sulla MLS le ha avute dal colombiano Juan Pablo Angel, con cui ha parlato prima di firmare il contratto, si è detto entusiasta per la scelta essendo i DC United, a suo dire, una squadra con grandi ambizioni sportive e molto organizzata. Parlando del campionato che si troverà ad affrontare ha detto poi che non crede sarà tanto facile come spesso l’appassionato di calcio straniero può pensare della Major League Soccer. Insomma, ora non resta che aspettare e sperare che le perle che per anni ha distribuito sui campi di Argentina e Francia ora le distribuisca anche su quelli americani. Certo, come detto è un giocatore di una certa età e che è indubbio, chi lo vide nel pieno della sua carriera e l’ha poi visto giocare nel PSG sa di cosa stiamo parlando, sia in declino. Ma rimane la convinzione che il suo importante apporto di classe ed esperienza sarà fondamentale. Provando a dare un giudizio di questo affare, appare un’operazione che può rivelarsi positiva tanto per il DC United, che vedranno il proprio tasso tecnico incrementarsi notevolmente e diventare più competitivo anche nei numerosi tornei internazionali che si troverà ad affrontare nei prossimi mesi, quanto per la lega intera, che vedrà un giocatore capace di trattare il pallone coi guanti come non ce ne sono molti in giro. |
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