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March 31 Filosofia delle Scienze Sociali.28.
(Per la cronaca... l'assistente aveva proposto il 30... poi sono passato al professore che si era appena incazzato buttando tutti fuori perché facevano casino... mi ha fatto due domande e me l'ha abbassato... UHAHAHAH...)
"...la vecchia scuola va in palestra e tu: SEDUTO." March 25 White House.No, non è Washington.
E' Rogoredo.
Sono giù con voi.
QUESTA è la crisi della politica. March 15 Maldini.Da piccolo passavo i giorni interi a leggere giornali e riviste sportive.
Ero poco più che uno scricciolo, ma già mi perdevo in interminabili elucubrazioni su quello che era il mondo del pallone, calcolando quale fosse la nazione che, a livello di club, avesse vinto più coppe europee o pensando a quale nazionale poteva schierare la formazione migliore.
Ovviamente all'epoca la mia enciclopedia non era vasta come lo è ora (sperando che domani lo sia ancora di più, e via crescendo)...
Quindi magari proprio studiando la storia del calcio finivo per mitizzare talune squadre piuttosto che talaltre, o chiedermi come fosse possibile che quel club potesse aver vinto una Coppa dei Campioni, dato che sembrava essere sparito dallo scenario europeo...
Capitava quindi di innamorarmi di squadre come l'Ajax, dal passato prestigioso, squadra che aveva fatto vestire la propria maglia a molti campioni... o che mi aspettassi dai pluricampioni del mondo brasiliani cose sempre fuori dal comune...
Altrettanto ovviamente, quindi, ero influenzabile...
Almeno fino a quando poi non mi capitava di vederle giocare, quelle squadre.
Ovvio anche quindi che quando poi mi capitò di vedere l'Ajax vincere la Coppa battendo il Milan in finale o il Brasile batterci in finale dei mondiali ad USA 94 certe mie convinzioni non poterono che rafforzarsi.
Ma non solo i club...
Anche i giocatori.
E così se quando andavo all'asilo impazzivo letteralmente per Marocchi (tanto da dire che io non tifavo Juventus, tifavo Marocchi), appena più grande (dopo i mondiali del 90) fu Schillaci il mio pupillo...
Crescendo ho ovviamente cominciato a capirci qualcosa di più...
E sono cresciuto col mito, tra i tanti altri, dei grandi difensori italiani.
Baresi era una leggenda quando ancora era in campo.
Baresi ad USA 94 io non lo vedevo come un uomo né come un giocatore di calcio... lo vedevo come un extraterrestre, un semi-dio che poteva tutto.
E poi c'era Maldini.
14 anni più tardi lui c'è ancora, a correre su quel prato verde.
Certo, è cambiato.
Il calcio è cambiato.
Il mondo è cambiato.
Io sono cambiato.
Ora ovviamente sono molto più smaliziato... nel contempo però, purtroppo, non brucio più di passione come una volta... né per un giocatore in particolare né per il calcio in generale.
E' una mia passione, certo...
Ma non sento più il fuoco dentro.
Ma è ancora lì a correre su quel campo, dicevamo...
Ancora per poco, sembra.
Infatti giunto alla rispettabile età di 40 anni Maldini ha annunciato che a fine stagione darà il suo addio al calcio.
Per quanto mi riguarda lo porterei agli europei... giusto perché nella sua incredibile carriera non s'è mai tolto la soddisfazione di vincere nessun trofeo in azzurro, cosa che però meriterebbe...
Lui che ha totalizzato più di 600 presenze in campionato, più di 70 in coppa Italia, più di 150 nelle coppe europee... lui che ha giocato quasi 900 partite da professionista lui che ha il record di presenze in azzurro (124)... lui che ha vinto 7 campionati italiani, 5 supercoppe, 1 coppa Italia, 5 Champion's League, 5 supercoppe, 2 coppe Intercontinentale ed un Mondiale per Club... lui che nel 1994 venne nominato miglior giocatore del mondo dalla rivista World Soccer, che ha vinto il FIFPro World XI ed il premio Orfey alla carriera... lui che è stato designato miglior difensore UEFA del 2007...
Lui che è da 11 anni capitano del Milan e per 8 lo è stato della nazionale...
Lui che il 30 settembre del 1991 venne insignito dell'onoreficenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana e che il 12 luglio 2000 venne insignito del titolo di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana...
Lui che è stato modello ed ispirazione per migliaia di giovani calciatori...
Lui è stato uno dei miei miti...
Un altro che quando ero bimbo non credevo fosse un giocatore di calcio, ma un essere inumano, tanto era bravo...
Ora si sta per ritirare, dicevo...
Ciò mi rende triste.
A rischiarare la giornata la consapevolezza che ho avuto la fortuna di vedere un grande campione... e che un giorno avrò qualcosa da raccontare ai miei figli ed ai miei nipoti... come quelle riviste e quei giornali che leggevo da bimbo mi raccontavano dei vari Pelè, Platini, Maradona, Cruijff, Best e chi più ne ha più ne metta...
Chissà... forse un giorno vedrò correre sui campi un altro Maldini...
Forse la dinastia dei Maldini in nazionale non si chiuderà con lui...
Forse Daniel prenderà il suo posto...
Perché se a 5 anni, quando un bambino normalmente fa ancora fatica a muoversi coordinandosi a dovere, entra già in scivolata così... e si rialza subito per tornare a rubare la palla al suo avversario...
Chissà...
Forse sono solo fantasie di una mente malinconica e di due occhi tristi...
Grazie, Paolo. Buona fortuna, Daniel. March 09 Hagakure.Poiché la maggior parte delle volte agiamo affidandoci solo alla nostra limitata saggezza, diventiamo egoisti, voltiamo le spalle alla retta via, e le cose non vanno a buon fine. Agli occhi di un'altra persona tale comportamento appare meschino. debole, di scarso valore, inefficace. Quando non si è in grado di discernere, è bene consultarsi con chi è dotato di buo9nsenso. Un consigliere, non essendo coinvolto personalmente, ci indirizzerà sulla Via, perché prenderà una decisione disinteressata ed equilibrata. Questo modo di agire sarà certamente recepito come solido, simila a un albero robusto con numerose radici. Invece, la saggezza di un solo uomo è come un arboscello che non ha attecchito nel terreno. [1,5]
E' importante rimproverare e correggere chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai. Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità e imperfezioni nella condotta di un'altra persona così come criticarla. Molti s'immaginanto che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che essi non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili. Un simile modo di pensare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o dall'insultarlo. Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza. Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, acer condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno e il modo appropriato di formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre poi l'interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole di quante siano necessarie. Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l'umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l'assetato lo è dell'acqua: a quel punto bisogna correggere i suoi errori. La critica costruttiva è una questione delicata. So per esperienza che le abitudini cattive e radicate sono difficili da estirpare. Mi sembra che la compassione autentica consista, per tutti i samurai al servizio di un daimio, nell'essere benevoli e amichevoli gli uni verso gli altri, nel correggere reciprocamente gli errori per servire meglio insieme il daimio. Mettendo in imbarazzo volontariamente qualcuno non si compie nulla di costruttivo. D'altronde, come potrebbe essere altrimenti? [1, 14]
Quando il daimio Mitsushige era ancora piccolo, gli venne chiesto di leggere un passaggio del libro del monaco Kaion; egli chiamò intorno a sè gli altri bambini e gli accoliti del tempio, e si rivolse loro con queste parole: "Per favore, avvicinatevi e ascoltate. E' molto difficile leggere quando non c'è quasi nessuno che presta attenzione". Il monaco rimase impressionato e disse ai fedeli: "Ogni cosa va fatta con questo spirito". [1, 30]
L'ideogramma gen significa "illusione" o "apparizione". Un mago indiano che fa giochi di prestigio è definito genjutsushi ossia un maestro dell'illusionismo. Nel mondo tutto è solo uno spettacolo di burattini. Perciò usiamo l'ideogramma gen per indicare l'illusione del libero arbitrio. [1,42]
E' assai difficile aborrire il male e vivere con rettitudine. E' abbastanza sorprendente, ma parecchi errori hanno origine dalla credenza che sia essenziale essere rigorosamente logici e mettere rettitudine al di sopra di ogni altra cosa. Eisste una Via più elevata di questa, ma raggiungerla non è impresa facile, e richiede una profonda saggezza. Paragonati a questa Via, i principi logici sono davvero insignificanti. Sebbene non si possa conoscere ciò di cui non si ha esperienza, esiste un modo di scoprire la verità anche se non si è saputo discernerla da soli: questa Via consiste nel dialogo con gli altri. Capita spesso che una persona, sebbene imperfetta, possa dare consigli intelligenti, perché non è coinvolta nella situazione e la vede dall'esterno, proprio come colui che, nel gioco del go, ha il vantaggio di essere spettatore. Si dice che sia ugualmente possibile distinguere i propri errori con l'introspezione e con la meditazione, ma, anche qui, il risultato è migliore se si dialoga con gli altri. Se si impara ad ascoltare gli altri e a leggere molti libri si può andare oltre la propria visuale e acquisire la saggezza degli Antichi. [1, 44]
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiarò: "Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo i studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio l'uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. Questi sono i livelli in generale. Ma ce n'è uno che li trascende, ed è il più eccellente fra tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via". Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: "Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso". Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L'addestramento non finisce mai. [1, 45]
Durante una riunione indetta per esaminare l'opportunità di accordare una promozione a una certa persona, ci si accorse che un tempo era stata dedita al ere, perciò i partecipanti erano propensi a rifiutarle l'avanzamento. Ciò nonostante uno di loro intervenne: "Non incoraggiare un uomo perché ha commesso un solo errore equivale a impedirgli di migliorarsi. Se qualcuno, che ha fallito una volta, mostra, con una condotta irreprensibile e conforme alle regole, di pentirsi sinceramente del suo errore, allora può rendersi eminentemente utile al servizio del daimio. Dunque, incoraggiatelo". Un altro chiese: "Vi assumete voi la responsabilità di una simile decisione?" Dopo che il primo ebbe acconsentito, i presenti lo incalzarono per conoscerne le ragioni. Egli diede questa risposta: " Mi faccio suo garante perché un tempo ha sbagliato. Non si può accordare fiducia a chi non ha mai commesso errori". In questo modo quell'uomo ottenne la promozione. [1, 50]
La brama di ricchezza è la ragione per cui il samurai cade in errore. Se rimane povero, non sbaglierà mai. Un uomo intelligente nota subito i difetti del lavoro degli altri, ma così non vivrà mai bene. Chi pensa che il mondo sia colmo di difetti corruccia il volto e viene evitato da tutti. Anche se una persona ha molto talento, senza l'amicizia non sarà mai in grado di mostrarlo. Anche questo difetto sarà causa di insuccesso. [1, 56]
Non è bene essere troppo fermi nelle proprie convinzioni. Se, con la perseveranza e la concentrazione, il samurai acquisisce opinioni immutabili, può essere tentato di concludere precipitosamente di aver già raggiunto un livello accettabile di perfezione. Ciò è da sconsigliare nel modo più assoluto. Attraverso l'assiduità il samurai deve prima acquisire la padronanza assoluta dei principi di base, poi continuare a esercitarsi affinché queste tecniche diano i loro frutti. Egli non deve mai cedere, ma perseverare nel suo addestramento per tutta la vita. Pensare di poter mitigare la disciplina semplicemente perché si è fatta qualche scoperta personale è il colmo della follia. Il samurai deve sentirsi costantemente animato dal pensiero di essere ancora lontano dalla perfezione e consacrare tutta la vita alla sua ricerca, perseguendo assiduamente la vera Via. Per mezzo di una pratica simile è possibile trovarla. [1, 59]
Quando si riceve un ordine, positivo o negativo, generalmente non si parla e ci si inquieta. Invece è bene rispondere in modo appropriato, e per questo ci si deve preparare in anticipo. Anche quando una persona riceve un incarico, se pensa di vantarsene, la cosa traspare subito. Ho visto molti individui simili, ed è triste. Quando un uomo consapevole delle proprie capacità riceve un incarico, comincia a preoccuparsi di riuscire a portarlo a termine e questo appare sul suo volto. Gli incostanti sbagliano logica e nel futuro commetteranno altri errori. [1, 71]
E' bene essere colti, ma molto spesso ciò conduce a errori. Questa è l'ammonizione del monaco Konan. Vale la pena di osservare le imprese di una persona abile allo scopo di conoscere la nostra inadeguatezza, ma spesso ciò non accade. In genere, noi ammiriamo le nostre opinioni e amiamo la discussione fine a sè stessa. [1, 72]
L'anno scorso a una grande riunione c'era un uomo che esponeva la sua opinione, del tutto diversa da quella della maggioranza, e affermava che avrebbe ucciso il capo dell'assemblea se la sua idea non fosse stata accolta. L'ebbe vinta. Al termine egli disse: "Ho ottenuto immediamentamente il consenso dei partecipanti. Penso che siano troppo deboli e inaffidabili per essere i consiglieri del daimio". [1, 76]
Ci sono momenti in cui si ha veramente bisogno degli altri. Se questo si ripete di frequente, si finisce per essere molesti e fuori luogo. Per alcune cose sarebbe meeglio non dover contare sull'aiuto altrui. [1, 78]
C'era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi. Tutti i suoi vestiti e i suoi mobili erano decorati con questo motivo. Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra. Si dice che l'uomo sia morto di paura... A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt'altra persona al momento di agire. [1, 81]
C'è un modo di educare i figli dei samurai. Sin dalla più tenera infanzia si dovrebbe promuovere nel bambino il coraggio ed evitare di spaventarlo o di mentirgli. Se si diventa paurosi da piccoli, si resta segnati per tutta la vita. Il genitore imprudente incute nei figli il terrore dei lampi, non li lascia andare in luoghi bui o racconta loro storie terrificanti. Inoltre, diventaranno timidi se sono rimproverati in modo eccessivamente severo. Non si dovrebbe permettere che si formino cattive abitudini. Quando infatti esse si radicano, il bambino, pur ammonito, non migliorerà. Gli si insegnino un linguaggio appropriato e le buone maniere, non gli si permetta di conoscere l'avidità. Se il bimbo è sano e normale, e viene allevato in questo modo, crescerà bene. Inoltre è naturale che il figlio di genitori che non vanno d'accordo manchi di pietà filiale. Anche la relazione tra padre e figlio potrebbe deteriorarsi a causa della stoltezza della madre. Una madre ama il suo bambino sopra ogni ltra cosa, e potrebbe essere parziale e proteggerlo quando viene punito dal padre. Se diventa l'alleata del piccolo, ci sarà discordia tra padre e figlio. [1, 85]
C'è un detto: "Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati". Chi si comporta da amico quando tutto va bene, ma poi volta le spalle come un estraneo in caso di malattia o di sventura è solo un vigliacco. Quando un amico deve affrontare una disgrazia è molto importante restargli accanto, fargli visita e soccorrerlo. Per tutto il tempo della sua vita il samurai non deve mai permettersi di allontanarsi da coloro verso i quali è spiritualmente debitore. Ecco dunque un mezzo per misurare i sentimenti reali di un uomo. Molto spesso ci rivolgiamo agli altri per chiamarli in aiuto e li dimentichiamo quando la crisi è passata. [1, 94]
Sentendo parlare delle grandi imprese di un maestro, è segno di meschinità d'animo pensare che non lo si potrà mai eguagliare. Ci si deve, al contrario, sforzare di pensare: "Il mestro è un uomo proprio come me, perché dunque gli sarei inferiore?" Non appena il samurai si decide a raccogliere questa sfida contro se stesso, si è già incamminato sulla Via. Il maestro Ittei disse: "Un uomo ritenuto saggio acquisisce questa reputazione solo perché ha iniziato ad approfondire le sue conoscenze dalla più giovane età. Non si ottengono risultati rapidi con un apprendistato tardivo, per quanto difficile sia". Non appena un uomo prende la decisione di giungere alla perfezione, può già sperare di fare l'esperienza dell'illuminazione. [1, 117]
Colui che possiede qualche conoscenza diventa presto presuntuoso e si compiaceall'idea di essere considerato competente. Colui che si vanta delle proprie capacità reputandosi superiore sarà inevitabilmente punito dal Cielo. Un uomo che non sa farsi apprezzare dagli altri non sarà utile a nessuno, malgrado la grande competenza. Chi lavora duramente sapendo restre modesto, accettando con benevolenza la posizione subalterna che occupa e rispettando i suoi pari, sarà stimato moltissimo. [1, 123]
Un uomo la cui reputazione si basa sulla sua abilità in una tecnica è uno stupido. Concentrando tutta la sua energia in un solo campo, certamente vi eccelle, ma non è interessato ad altro. Un uomo simile è inutile. [1, 147]
Il samurai che non mostra interesse né per la ricchezza né per l'onore di solito si riduce a essere ignobile e a screditare gli altri. Un uomo simile è al tempo stesso presuntuoso e inutile, e finisce per rivelarsi inferiore a colui che ha per soli moventi l'ambizione, il denaro e la fama. [1, 148]
Nel mondo molte persone impartiscono insegnamenti, ma poche ringraziano e sono felici di riceverne, e sono ancora più rare quelle che li seguono. Superati i trent'anni è difficile che un uomo trovi qualcuno che gli insegni, in questo modo gli rimane preclusa la via della morale, diventa capriccioso e stupido, continua a commettere errori e va a finire male. E' meglio entrare in relazione con persone ragionevoli, dalle quali si può ricevere insegnamenti. [1, 154]
Quando ero giovane tenevo un "diario dei rimpianti" in cui annotavo i miei errori. E non passava mai un solo giorno senza che lo devessi aprire venti o trenta volte. Non appena capii che sarebbe stato sempre così, decisi di abbandonarlo. Ancora oggi, quando medito prima di addormentarmi sulla giornata trascorsa, non c'è giorno in cui non abbia commesso qualche sbaglio. E' quasi impossibile vivere senza commettere errori, ma le persone saccenti non sono pronte ad ammetterlo. [1, 173]
Il maestro Ittei diceva ancora: "Per fare il bene, in poche parole, occorre sopportare la sofferenza". Non accettare la sofferenza è male. E' un principio che non conosce eccezioni. [1, 184]
Quando chiesi: "che cosa non deve mai fare il samurai al servizio del suo daimio?" mi fu risposto: "Il samurai non deve bere smodatamente, né essere troppo sicuro di sè, né abbandonarsi al lusso". Nelle difficoltà, tali debolezze hanno solo poche occasioni di essere soddisfatte, quindi non hanno conseguenze limitate. Ma quando i tempi migliorano, la vita diventa più facil, e allora questi tre difetti possono sortire effetti nefasti. Si esamini da vicino la carriera delle persone conosciute: dal momento in cui iniziano ad avere successo sono inclini a essere soddisfatte di loro stesse, e presto diventano smisuratamente arroganti, e si lasciano andare, in modo inammissibile, a un lusso sfrenato. E' bene affrontare le difficoltà in gioventù perché chi non ha mai sofferto non ha temprato pienamente il suo carattere. Il samurai che si scoraggia o cede di fronte alla prova non è di alcuna utilità. [2, 1]
Se si dovesse riassumere il requisito essenziale del samurai, bisognerebbe sostenere che esso risieda nella devozione totla,e corpo e anima, al proprio daimio. In secondo luogo è necessario che egli coltivi l'intelligenza, la compassione e il coraggio. Il possesso di tutte e tre queste virtù può sembrare impossibile all'individuo comune, ma non è difficile. L'intelligenza non è niente più che saper ascoltare gli altri, e da ciò si ottiene una saggezza infinita. La compassione consiste nell'agire per il bene altrui, onorando il prossimo. Il coraggio è saper stringere i denti. Questo basta in ogni circostanza, tutto il resto è inutile. In terzo luogo, il samurai deve curare il suo aspetto, il suo modo di esprimersi, e perfezionarsi nella calligrafia. A questi compiti occorre dedicare una pratica costante. Innanzitutto è necessario che il samurai avverta dentro di sè la presenza di una forza tranquilla. Una volta portate a termine queste occupazioni, egli dovrà imprare la storia della sua terra e le sue tradizioni. Tutto sommato, essere un samurai è semplice. Se guardate coloro che attualmente sono di qualche utilità, vi accorgerete che riuniscono queste tre virtù. [2, 7]
Ai giovani samurai si devono insegnare le virtù marziali, di modo che ciascuno di loro sia convinto di essere il guerriero più valoroso del Giappone. Al tempo stesso ogni giorno i giovani samurai devono valutare i loro progressi sulla Via e sbarazzarsi al più presto delle imperfezioni. Questo esame quotidiano è la condizione per raggiungere lo scopo prefissato. [2, 32]
Esiste un detto che afferma: "Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto". In altri termini, di fronte al bisogno l'ingegno si aguzza. E' vero che gli uomini coraggiosi coltivano tanto più assiduamente le loro qualità quanto maggiori sono le difficoltà con le quali si confrontano. E' un errore imperdonabile lasciarsi abbattere dalle prove. [2, 41]
Sia che siamo di stirpe nobile o di umili origini, ricchi o poveri, vecchi o giovani, illuminati o non illuminati, siamo tutti destinati a morire. Sappiamo che ciò è ineluttabile, ma ci illudiamo raccontandoci che gli altri moriranno prima di noi, che saremo gli ultimi. La morte sembra sempre lontana. Non è un modo di pensare ingannevole e futile? Non è un'illusione, un sogno? Questo ci rende negligenti e non dovremmo crederci. Dovremmo essere coraggiosi e preparaci, perché presto o tardi la morte verrà a bussare alla nostra porta. [2, 55]
Spesso capita che un uomo con grandi facoltà di giudizio, rendendosi conto del suo valore, diventi sempre più arrogante. E' difficile conoscere realmente le proprie qualità, ma lo è ancora di più ammettere le proprie debolezze. Questa riflessione è del maestro zen Kaion. [2, 88]
L'avidità, la rabbia e la stupidità vanno sempre insieme. Quando nel mondo accade qualcosa di male, se osserviamo con attenzione, vedremo che è in relazione con queste tre cose. Se guardiamo ciò che vi è di buono, ci accorgeremo che non manca di saggezza, umanità e coraggio. [2, 90]
Le persone intelligenti usano tale loro dote per imporre a piacimento il proprio pensiero, a torto o a ragione, e cercano di far approvare qualunque cosa vogliano con i loro ragionamenti arguti. Questo è un isnulto all'intelligenza. Niente di ciò che è compiuto avrà valore, se manca di verità. [2, 106]
Shida Kichinosuke diceva: "Correre fino a restare senza fiato è gravoso, ma stare in piedi dopo aver corso è una sensazione incredibilmente bella. Ancora più piacevole è sedersi, coricarsi è persino meglio, ma il benessere massimo si ottiene dormendo profondamente. Tutta la vita di un uomo dovrebbe essere così: impegnarsi al massimo da giovani e poi dormire quando si è vecchi o prossimi a morire. Ma riposare all'inizio e poi darsi da fare... affannarsi alla fine e terminare la vita faticando è disdicevole". Shimomura Rokurouemon racconto questa storia. Il pensiero di Kichinosuke si riassume nel detto: "La vita di un uomo dovrebbe essere il più possibile faticosa". [7, 48]
Si dice che Okubo Doko abbia affermato: "Tutti dicono che non ci saranno più maestri quando il mondo sarà prossimo alla fine. Questa è un'affermazione che non posso vantarmi di capire. Le peonie, le azalee e le camelie continueranno a produrre fiori magnifici. Se gli uomini riflettessero su questo fatto, capirebbero e, se osservassero i personaggi illustri dei nostri tempi, potrebbero sostenere che esistono maestri delle varie arti. Ma la gente è convinta che il mondo sia giunto alla fine, e perciò nessuno si impegna più. Ciò è vergognoso e non accade a causa dei tempi". [9, 36] March 07 La radice di Amore..."...sei importante per me... ad oggi ci sono tre uomini e forse quattro, nella mia vita che hanno significato qualcosa... uno di questi sei tu..."
A leggerla così, estrapolata dal suo contesto, ci sarebbe da pensare che si tratta di parole scritte da una ragazza ad un suo ex...
Almeno... io la leggerei così... e sono convinto che questa sarebbe l'interpretazione data da molti...
Invece queste parole compongono quella che è la frase conclusiva di una lunga mail mandatami da un'amica...
Sottolineo amica perché è importante sapere che tra noi c'è stata sempre e solo un'amicizia, nulla di più... nemmeno un bacio fugace, né altro.
Questa premessa è importante perché appunto bisogna chiarire il fatto che si sta parlando di un rapporto d'amicizia, non d'amore.
Il titolo l'ho scelto perché si tratta di Amicizia... la cui radice è la stessa di Amore.
E di questo trattasi.
Ok, potete pensarla come volete... ma davanti a queste cose mi sembra chiaro... non si può che parlare d'Amore.
Perché nell'epoca delle commedie strappalacrime siamo abituati ad intendere l'Amore solo come il sentimento che si crea all'interno di una coppia e che porta poi questa a coronare il tutto con il matrimonio e magari la creazione di una famiglia...
Ma no, Amore è tutto... il mondo è fatto d'amore.
Come ho detto in precedenza l'Amore esiste... perché una madre ama il proprio figlio, quella creatura che ha tenuto in grembo per nove mesi e per la quale poi spesso sacrifica la propria vita pur di dare ad essa tutto il meglio possibile...
Perché io amo Manuel anche se forse non mi sono ancora reso del tutto conto di ciò di cui parlo, dato che ancora non l'ho potuto guardare negli occhi... dato che ancora non l'ho potuto prendere in braccio, non l'ho coccolato per far sì che smetta di piangere né l'ho potuto rimproverare per qualche marachella...
Eppure già lo amo... e questo amore non può che crescere...
Se penso a quando potrò finalmente cullarlo tra le mie braccia e portarlo ad addormentarsi avvolto nel mio affetto, scaldato dal calore del mio corpo quanto dalla sicurezza che gli infonderò... beh, se ci penso mi commuovo e quasi mi viene da piangere...
L'Amore esiste e la radice è la stessa di Amicizia...
Ma quella vera, quella che non si limita alla superficie... quella che punta al cuore, all'anima... quella che ti scuote dentro, che diventa un porto sicuro in cui rifugiarsi quando il mare è in burrasca...
Se mi fermo e guardo alle mie spalle mi intristisco... i rapporti superficiali si sono sprecati, in questi anni...
Sì, forse anche per colpa mia...
Anche se poi avrei una mia teoria sulla cosa... ma non è importante.
Il dato di fatto è che i rapporti superficiali sono davvero migliaia... arrivi a definire amici persone che hai visto si e no un paio di volte... quando poi l'Amicizia è tutt'altro.
In questi giorni ho cominciato a studiare, finalmente... dopo ben 23 anni (quasi) di vita (e di nullafacenza, in questo senso) mi ci sono messo anche io...
Preparando l'ultimo esame mi è capitato di venire a contatto con le idee di tal Paul Watzlawick, il quale afferma che è possibile crearsi l'infelicità all'interno della propria mente.
Pienamente d'accordo, ovvio.
Questo psicologo, austriaco esponente della scuola americana di Palo Alto, definì un meccanismo chiamato "La moglie di Lot" secondo cui l'eccessiva esaltazione del passato (altro meccanismo da lui definito) porta spesso a non dedicarsi al presente, che potrebbe però anche non offrire infelicità...
E così magari si finisce col fissarsi sul passato, sulle cose fatte e sulle persone che quel passato l'hanno riempito... chi per una sola ora, chi per giorni interi, pomeriggi assieme, nottate d'amore, partite a pallone... e fissandosi sul passato si perdono di vista le cose che la vita te la riempiono ora... e le persone, che lo fanno...
Poi capita di fermarsi a guardare quel sasso bianco luminoso che illumina la volta celeste nelle nostre lunghe notti insonni ed ecco che il pensiero viaggia... ripercorre tutta la tua vita, come dicono capiti a chi è in punto di morte, la ripercorre fino ad arrivare al presente... e lo vedi per un momento lì, che ti fissa... lasci che ti parli e ti faccia capire la fortuna che hai nel poter vivere certe cose, certi momenti... nel poter avere affianco certe persone...
In quegli attimi La moglie di Lot resta una teoria scritta tra le pagine di un libro, non ti sfiora nemmeno più...
In quei momenti la tranquillità pervade ogni singola fibra del tuo corpo...
Vedi le persone che sono con te da tanto... poi quelle che si sono aggiunte crescendo... lui te le mostra, loro ti sorridono...
In quel momento sai che se hai bisogno di loro ci sono...
In quel momento il mondo smette di farti paura, perché sai che ci saranno loro ad aiutarti quando avrai bisogno...
Il passato è andato, con le sue cose buone e quelle meno...
Di persone, come detto, ne sono passate tante... e solo poche sono rimaste.
E se sono rimaste nonostante tutto... significa che quella sì, è Amicizia...
Amicizia con la stessa radice di Amore... March 05 L'amore eterno...Questo è un estratto di una tagboard di un forum... uno dei tanti, della rete.
L'amore eterno effettivamente è un'utopia.
Però forse sì... quello che io provo per Manuel lo è.
Quello che mia madre prova per me lo è.
Allora esiste, l'amore eterno!?
Perché "...non credo nell'amore e il mondo mi da ragione...", ma poi se penso a cose come quelle qui sopra mi rendo conto che in realtà l'amore esiste.
E se l'Amore esiste tra madre e figlio, tra zio e nipote... perché non dovrebbe esistere tra uomo e donna?
E qualora esistesse... perché non dovrebbe essere eterno anche quello?
Credo di essere arrivato ad un punto in cui in realtà non credo più all'amore uomo-donna... figuriamoci se posso credere che questo possa essere eterno.
Però... però poi ti fermi e ti rendi conto che tu sei capace di amare davvero... che l'amore totalizzante lo conosci e che credi anche questo sia eterno.
Allora il problema qual'è?
E' che non esiste l'amore eterno... non esiste l'amore... o che non tutti possono/vogliono amare?
Alla fine gira e rigira si torna sempre all'individualismo...
Secondo me ci sta fottendo...
Boh, l'amore eterno seguendo un ragionamento "logico" esiste, quindi...
Per quanto sembri strano.
Buona fortuna.
Columbus, ai piedi del Mellizo.Guillermo Barros Schelotto, "El Mellizo" (Il Gemello), è il nome di richiamo di una franchigia, i Columbus Crew, che quest'anno cercherà di migliorare i risultati ottenuti lo scorso anno, quando al termine di una stagione giocata piuttosto sottotono (con solo il 30% delle vittorie nella regular season) è rimasta fuori dai playoff. Schelotto non è certo il giocatore argentino più talentuoso di tutti i tempi, ma sicuramente è quello più titolato (18 sono infatti i suoi titoli vinti, titoli grazie ai quali guida questa speciale classifica davanti ad Oscar Ruggeri, fermo a 16). La sua ormai quasi ventennale carriera da professionista del pallone inizia nel lontano 1991 quando, era il 6 ottobre, Guillermo fa il suo esordio nella massima serie argentina con la maglia di una delle squadre della sua città , il Gimnasia y Esgrima di La Plata, al Libertadores de America (stadio dell'Independiente). La partita termina 3 a 2 per i suoi, lui entra nel secondo tempo ma la sua prestazione non è decisiva ai fini della vittoria, così nessuno si sofferma troppo a parlare di questa 18enne speranza del futbòl argentino. Di sicuro nessuno, vedendolo muovere i suoi primi passi da professionista quel giorno, gli pronostica un roseo futuro e una carriera poi ricca di soddisfazioni. L'esordio dal primo minuto arriva il 27 dello stesso mese, nella sconfitta del suo Gimnasia 2 - 0 contro il San Lorenzo, la prima rete il 15 marzo dell'anno successivo, in una sconfitta casalinga dei suoi contro il River. Con il club platense mette in mostra, in quello ed in molti altri campionati successivi (ne disputa 13 con questa maglia, tra Apertura e Clausura), tanto le sue capacità tecnico-atletiche quanto il suo carattere frizzante, cosa quest'ultima che lo porta spesso ad avere litigi con avversari ed arbitri. Nelle sue sei stagioni passate a La Plata riesce a posare il primo mattoncino nella costruzione del suo ricco palmares, vincendo la Copa Centenario del 1993. Palmares che al momento del suo passaggio al Boca Juniors avrebbe potuto essere anche più ricco: per due volte infatti, nei Clausura del 1995 e del 1996, sfiora anche la sua prima vittoria del titolo nazionale, ma il suo Gimnasia finisce entrambe in entrambi i casi al secondo posto (nel primo caso ad un solo punto dal San Lorenzo, nel secondo ad un punto dal Velez). Nel 1996 si registra l'interesse del primo club importante nei suoi confronti, il River Plate, ma la reazione negativa di Enzo Francescoli all'eventualità di portare ai Millionarios i fratelli Schelotto spinge i dirigenti della squadra di Buenos Aires a non chiudere l'operazione di mercato. Ma lo sbarco nella capitale federale per i due hermanos di La Plata viene solo rinviato di un anno. Infatti l'anno seguente, sotto la pressione di Diego Armando Maradona in persona, arriva il trasferimento degli Schelotto (e di Martin Palermo) agli Xeneizes. L'avventura con la nuova maglia non comincia sotto i migliori auspici, Guillermo è infatti chiuso da Claudio Caniggia. Tutto questo non gli impedisce però di dare buona prova di sé quando l'allenatore lo chiama in causa nei secondi tempi delle partite (è infatti entrando dalla panchina che fa il suo esordio in maglia bochense contro i Newell's Old Boys). Con l'arrivo di Carlos Bianchi sulla panchina del Boca (siamo nel 1998) Guillermo trova il posto da titolare nell'attacco xeneize, formando assieme a Palermo una coppia ben assortita, dotata di potenza e rapidità , buona capacità di colpire tanto con il gioco aereo quanto in contropiede. La scelta di Bianchi è ottima e paga subito, con il Boca che vince i due campionati successivi (Apertura 98 e Clausura 99). Ma questi due non sono gli unici successi nazionali di Schelotto, che si permette il lusso di vincere anche i campionati di Apertura del 2000, del 2003 e del 2005, più il Clausura del 2006. A livello internazionale è grande il suo contributo nella conquista di quattro Libertadores, due Cope Sudamericane, due Recope Sudamericane e due coppe Intercontinentali. Ciò, nonostante i suoi numerosi problemi fisici che in certi casi ne limitano l'apporto effettivo alla squadra (come nella finale dell'Intercontinentale giocata nel 2003 contro il Milan, quando scende in campo per soli 46 minuti, poi sostituito per infortunio da Carlos Tevez). Con le selezioni nazionali invece riesce a vincere solo i Giochi PanAmericani del 1995. In Nazionale maggiore esordisce durante la fase di qualificazione al Mondiale del 1998 e disputa la Copa America dell'anno successivo, il tutto senza però riuscire mai a lasciare la stessa impronta che invece ha lasciato nelle sue undici stagioni giocate con la maglia del Boca Juniosr, di cui è ora ritenuto l'icona. Maglia che lascia dopo che con l'andare degli anni si rendee conto di non poterla più difendere con la stessa continuità . Con l'arrivo di Alfio Basile sulla panchina bochense nel 2005, e complici i suoi problemi fisici, comincia a finire sempre più spesso in panca. Panchina che diventa fissa con l'avvento di Miguel Anguel Russo alla guida del Boca, che lo relega a riserva di uno dei nuovi talenti del calcio argentino, Rodrigo Palacio. Lo scorso aprile Guillermo decide quindi (probabilmente dopo aver chiesto informazioni riguardo al calcio americano al gemello Gustavo Barros Schelotto, già protagonista di un'avventura ai Puerto Rico Islanders, squadra della USL 1st Division) di accettare la corte dei Columbus Crew e diventare il giocatore di punta del team della famiglia Hunt, trasferendosi in America a tirare, con ogni probabilità , i suoi ultimi calci al pallone (compirà 35 anni il prossimo 4 maggio). Il suo approccio con la Major League Soccer è disincantato e nelle sue prime interviste ha dichiara di aver notato subito delle grosse differenze rispetto al calcio argentino, la più positiva (ma anche impressionante) delle quali è che, a differenza di quando giocava nel suo paese, ora non deve girare scortato dalla polizia. Ma non solo questioni di ordine pubblico. Guillermo degli States ha la possibilità di apprezzare anche gli stadi, che a differenza di quelli argentini non cadono a pezzi, ed il fatto che qui i salari vengono pagati (in Argentina invece la puntualità nei pagamenti non è di casa). Non solo parole di apprezzamento, però. Dopo tanti complimenti Schelotto si permette, dall'alto della sua esperienza e con ragione, di criticare il fatto che in America non esista, come invece accade nel resto del mondo, una seconda divisione, con relativo andirivieni di promosse e retrocesse. In campo l'icona bochense non si siede sugli allori, prendendo per mano i suoi nuovi compagni e trasformando i Crew in una delle contendenti ai playoff (solo sfiorati), chiudendo la stagione con 5 gol in 22 partite, alcune condite da prestazioni d'altissimo livello. Schelotto è un giocatore dotato di un fisico piuttosto minuto (è alto soli 171 centimetri), cosa che però abbinata alla sua rapidità lo ha reso un furetto imprendibile nei suoi anni d'oro. Ora è sicuramente un altro giocatore rispetto a quello che a tanti successi, come abbiamo visto, ha trascinato il suo Boca, ma la qualità indiscutibile di questo giocatore rimane. Queste qualità dovrà metterle ancora una volta in campo in questo 2008, perché se i Crew vogliono arrivare ai playoff che non hanno potuto giocare la scorsa stagione avranno certamente bisogno dell'apporto di questo, per quanto un forse un po' compassato, campione. Dalle sue parole traspare la voglia di continuare a giocare e di farlo come ha sempre fatto, mettendo in campo tutta la garra tipica sudamericana, abbinandola a quei colpi di classe che lo hanno accompagnato nella sua lunga carriera e ad una mentalità vincente che indiscutibilmente gli appartiene. Se a tutto questo aggiungete anche l'ormai grande esperienza accumulata capirete bene che ci troviamo di fronte ad un giocatore in grado davvero di essere uomo-franchigia e soprattutto di portare ai playoff i suoi Crew, da cui mancano ormai dal lontano 2004 (grave, considerando che solo le ultime due di ogni Conference rimangono fuori dai playoff). |
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